Girotondo a porte chiuse sull’Agenda Monti per l’Europa
Liberalizzare o armonizzare? Qual è il futuro dell’Unione europea? Se n’è discusso ieri a Bruxelles, presso il Parlamento europeo, in un seminario a porte chiuse organizzato dallo European Policy Forum (Epf) e dall’Istituto Bruno Leoni (Ibl), alla presenza di Mario Monti, di manager, banchieri e intellettuali
18 AGO 20

Liberalizzare o armonizzare? Qual è il futuro dell’Unione europea? Se n’è discusso ieri a Bruxelles, presso il Parlamento europeo, in un seminario a porte chiuse organizzato dallo European Policy Forum (Epf) e dall’Istituto Bruno Leoni (Ibl), alla presenza di Mario Monti, di manager, banchieri e intellettuali. L’ex commissario alla Concorrenza ha illustrato i contenuti del rapporto “Una nuova strategia per il mercato unico”, preparato su richiesta del presidente della Commissione, José Manuel Barroso. Monti ne ha approfittato per rispondere alle critiche contenute nel “controrapporto” elaborato dall’Ibl. Il presidente dell’Università Bocconi ha difeso le ragioni delle liberalizzazioni comunitarie, inserendole nel quadro di un “grande accordo” per salvare il modello sociale europeo: il “costo sociale” dell’apertura dei mercati può essere tollerato solo in presenza di un robusto welfare state, e questo a sua volta richiede un più spiccato coordinamento dei sistemi fiscali.
Centrale, dunque, la questione fiscale, tema affrontato da Christopher Heady, già responsabile della divisione fiscale dell’Ocse. Heady ha sottolineato in particolare l’effetto distorsivo delle imposte sul reddito d’impresa, rilevando come, a una riduzione delle aliquote nominali, è seguita – a causa del consolidamento della base imponibile – una crescita sia del gettito, sia delle aliquote implicite che le imprese pagano. In questo contesto, un maggiore coordinamento, o addirittura l’armonizzazione, delle politiche fiscali potrebbe generare più costi che benefici. Come dice al Foglio Matthew Sinclair, direttore della britannica Tax Payers’ Alliance – presente ai lavori – “serve una situazione in cui i governi competono, come le imprese, per attirare persone e capitali. Il tentativo di creare un cartello fiscale europeo porterà a un aumento della pressione fiscale e danneggerà la competitività”. Una tesi confermata dall’evidenza empirica raccolta da Dalibor Rohac, economista del Legatum Institute.
L’economista inglese Colin Robinson ha inviato un paper sui rischi, del tutto analoghi, dell’armonizzazione regolatoria: “I mercati non producono solo beni e servizi, ma anche una tendenza verso l’armonia. Naturalmente, i risultati possono non incontrare il gusto delle autorità. Ma il tentativo di armonizzare le norme ha a sua volta conseguenze inintenzionali perverse”. Caso scuola è quello dei servizi finanziari. Spiega Luca Fava, che si è occupato del tema nel “controrapporto” di Ibl: “Ricondurre tutto a un unico set di regole rischia di rendere sistemici errori che, altrimenti, resterebbero circoscritti, per non parlare delle conseguenze di lungo termine”.
Sullo sfondo c’è il confronto acceso non solo sull’opportunità di perseguire il mercato interno, ma anche sul come e soprattutto sul “chi deve fare che cosa”. Accanto al Rapporto Monti – e in apparente competizione – la Commissione si è mossa adottando il “single market act” su impulso del commissario Michel Barnier. Uno degli attori chiave del processo è Malcolm Harbour, presidente della commissione Mercato interno e protezione dei consumatori del Parlamento europeo, che ha partecipato all’incontro rivendicando con forza un ruolo per l’assemblea di Bruxelles. A difendere il testo dell’ex commissario europeo è stato Graham Mather, capo dell’Epf, “Monti cerca di conciliare l’Europa di mercato con quella socialista. I socialisti chiedono più diritti per i lavoratori e meno competizione, e la protezione dei monopoli pubblici. Mi aspetto un esito pragmatico, guidato dal Parlamento, con l’apertura dei mercati e il riconoscimento del valore della concorrenza tra sistemi regolatori”.